QUELLA DROGATA
di Enrico Randazzo
Sorrise in quel suo modo e scosse la testa.
Posò la maglietta sulla panca davanti a sè
e gli gettò uno sguardo veloce, con quel
suo ghigno tagliente.
"Beh, cosa vuoi dire, scusa?"
Sorrise ancora.
"Ti ho detto che... ti ho detto quello
che è, no? Non la considero più; più. E basta"
"Ah, si?"
"Si, non la saluto neppure. Il fatto
è che la vedo tutte le mattine..."
"Ah... E non la saluti neppure..."
Giuda posò il piede sulla panca, si piegò
in avanti e frugò nervosamente nella giacca.
Tirò fuori una di quelle sigarette forti
che nessun altro osava toccare, l'accese
ed aspirò profondamente.
L'Incredulo fece per andarsene.
"Aspetta... - lo fermò, sbuffando via
il fumo - E così la saluto ancora?"
"Non so."
"No, scusa, ridi, fai come per dire
che non è vero... Spiegati."
"Ma niente, ho solo sorriso."
"Magari quello o gli altri ti hanno
detto chissacchè..."
"No... è solo una sensazione."
Sorrise ancora.
"Vuoi?" fece Giuda, allungandogli
una sigaretta.
"Non fumo più; non lo sapevi? O forse
mi confondi con "quello" o con
qualcuno degli altri".
Scoppiò a ridere e lo prese uno di quegli
attacchi di tosse: "Comunque, pensa
un pò quello che vuoi, del resto non ti riguarda"
"No, infatti. Ma non venire poi a fare
i tuoi discorsi schifati..."
Giuda lasciò scivolare il piede giù dalla
panca, fece alcuni passi e chiuse la porta
dello spogliatoio.
"Non so, forse non ti sei accorto. Non
hai capito bene, o vivi su un altro pianeta:
non ha più un soldo. Si è spesa tutto quella..."
"Quella...? Dai, su: me ne vado che
è meglio."
"Ah, te ne vai... Da lei? Non dire niente
se ho ragione."
L'allenatore entrò e si mise a urlare le
solite cose, di muoversi, maledetti scansafatiche.
Sbattè la porta dietro di sè. La stanza ripiombò
nel silenzio. Poi Giuda riprese: "Magari
gliene hai anche prestati, è vero?"
L'Incredulo fece nuovamente per andarsene,
poi si fermò. Tornò indietro. Lo guardò fisso
negli occhi: "Non so niente. Ma è l'ultima
volta questa, che non so niente. Se ti permetti
ancora, la prossima volta saprò e sapranno
anche gli altri..."
"Ah sì? E allora gli altri sapranno
anche qualcos'altro."
"Va bene."
"Intesi."
"Io non ho problemi: Tu?"
"Nessun problema."
"Nessun problema?"
"Sicuro, nessun problema".
I due fratelli si fissarono nuovamente negli
occhi. Riprese l'Incredulo:
"Te le ricordi Tobia? No, non te le
ricordi. Avrai avuto tre anni, io cinque.
Ma il cane della vicina, quel bracco, te
lo ricordi, dato che gli hai praticamente
staccato un orecchio. Comunque, quando tu
te ne stavi ancora nella culla, avevamo quel
gatto, Tobia. Il bracco ogni volta riusciva
a entrare in giardino e lo faceva scappare
in cima al pero..."
Giuda smise di guardare il fratello ed infilò
le scarpe da ginnastica.
"...Poi Tobia si è ammalato, e nel giardino
non lo lasciavamo più andare. Un giorno però
papà ed io tornando a casa non siamo riusciti
a trovarlo da nessuna parte. La mamma lo
aveva lasciato uscire in giardino.
Sono corso fuori; ho pensato che il cane
se lo fosse mangiato, ma invece ho visto
una cosa e...ci sono rimasto secco: Tobia
era accovacciato per terra, con quei suoi
occhi spenti, malati, e il bracco era lì,
accanto a lui e lo leccava..."
"Ma che bravo! Ci fosse la mamma direbbe:
"Che tesoro!" Ti senti un bravo
ragazzo? Ti senti il migliore? Eh? Mi racconti
la parabola? Diciamo insieme le preghiere,
prima di iniziare la partita? O sei comunque
deciso ad andartene? Peggio di un cane, eh?
Peccato che lei non sia altrettanto una brava
ragazza. Sai cos'ha detto? Lo sai cos'ha
detto?"
L'Incredulo si mosse di scatto. Non mi interessa.
Ti aspetto in campo..."
"Aspetta, chè ti dico cosa ne pensa
di te Tobia!"
"Ci vediamo in campo..." Ma non
si mosse.
"...Ha detto che sei stato "tanto
caro a renderti utile" . Poi mi ha baciato..."
"Tu prendi la due, io la cinque: ti
marco io. Ho voglia di giocare".
ENRICO RANDAZZO
studia medicina, scrive racconti. E' già
presente in questo sito nel cantiere di scrittura
"The Black Rider - Il Cavaliere Nero". Ha 19 anni, studia medicina, scrive racconti,
non aderisce ad alcun indirizzo religioso
perchè non crede in alcuna divinità, vive
a Genova pur non sentendosi affatto cittadino
di "questo cimitero", ha partecipato
a qualche concorso letterario locale, uno
l'ha pure vinto, nel 2000, il "Premio
Bruzzone". Ha collaborato per un pò
alla "Gazzetta Sampierdarenese"
mensile di Genova. Insieme ad un professore
e ad alcuni amici ha fondato il circolo "Voltaire".
Ha scritto molti racconti, alcuni pubblicati
dal "Premio Bruzzone" e due romanzi,
che però non hanno alcuna intenzione di finire.
Ha recensito per un libretto di critica del
liceo l'ultimo romanzo di Elena Bono "Una
Valigia di Cuoio Nero". Vorrebbe scrivere
su una rivista letteraria, avere uno spazietto
ogni mese o qualcosa del genere. Vuole liberarsi
dallo schifo mafioso burocratico nozionistico
dell'università nei tempi giusti, e fare
poi il medico in un posto dove ce ne sia
reale bisogno.