mauro smocovich

Mauro Smocovich

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Alcune opinioni sui suoi scritti
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"imperfetto silenzio"

Mauro Smocovich (1966). Scrittore.
Ha pubblicato "L'Angelo Curioso/Imperfetto Silenzio" (Noubs, 1997):
due raccolte di racconti che spaziano tra la letteratura di genere ed il romanzo "Non è per niente divertente" (Il Foglio Edizioni, 2002) con le prefazioni di Carlo Lucarelli.
Alcuni suoi racconti si trovano sul suo blog, sul sito "Carmilla on line", sul sito I Vedovi Neri, sul sito de "La Pergamena Virtuale", "Stampa Alternativa" (Spazio Autori) e nel sito ufficiale di "Francesco Gazzé" (Antologia).
Da alcuni suoi racconti è stato tratto lo spettacolo teatrale "
Corpi estranei" (a cura dell'Associazione Pomodoro di Matteo Cotugno e Anna Rita Fiorentini). Camillo Di Tullio e la DTF (Camillo Di Tullio e Pierfrancesco Fimiani) si sono ispirati alle sue opere per alcuni diaporami e per lo spettacolo L'Angelo Imperfetto tenutosi a Camerino durante la manifestazione "Camerino Photographs 2000".
E' curatore, insieme a Sacha Rosel, del sito i pinguini nel sottoscala (ipinguini.com) e del sito di Carlo Lucarelli (carlolucarelli.net). E' curatore inoltre del portale del Thriller (thrillermagazine.it) e del sito di Valerio Varesi. Ha curato il
DizioNoir, il DizioNoir Fumetto e Sherlock Magazine n. 12 Speciale DizioNoir Italia - Le origini (1852 - 1966). Ha creato il personaggio a fumetti Cornelio - Delitti d'autore (Starcomics, 2008) insieme a Carlo Lucarelli e Giuseppe Di Bernardo.





Alcune opinioni sui suoi scritti



CORNELIO N. 0 - Presentazione della serie, degli autori e dei personaggi

Quella che stiamo per raccontare è una storia di puro e semplice orrore, un mistero naturalmente. Un mistero misterioso. Un giallo. Sì, anche. Ma tremendo e spaventoso, con tanto, tanto sangue e una violenza cieca che non sembra avere nulla di umano. Se questo fosse un libro potrebbe essere “La metà oscura” di Stephen King e se fosse un film sarebbe un thriller claustrofobico degli Anni Settanta, come quelli di Lucio Fulci. Ma questa è la storia di Cornelio Bizzarro, uno scrittore di successo senza più idee.

Cornelio Bizzarro, scrittore noir di successo ha il terrore della pagina bianca.

Cosa nasconde questa brutta crisi creativa? Se non scrive, se non dà vita ai suoi eroi, i demoni dell'anima prenderanno il sopravvento? “Ne ferisce più la penna che la spada”, usa dire Cornelio. E forse è vero. La scrittura va controllata o forse è la scrittura a controllare qualcos'altro. Qualcosa di spaventoso.

Una lettura piena di suspense e divertimento tra il noir, il thriller e l’horror. La serie a fumetti “Cornelio, delitti d'autore” racconta di uno scrittore a caccia della sua vena narrativa perduta. Tra un enigma e l’altro, tra un’avventura horror e una poliziesca, il protagonista è affiancato dalla dinamica e sensuale Vanessa. La ragazza — un po' modella, un po' fotografa — vuole essere la musa ispiratrice del suo scrittore preferito, trascinandolo là, dove il mistero è più misterioso, dove il crimine e la paura sono nascosti, e dove ogni angolo nasconde creature oscure scaturite da menti malate.

Una nuova appassionante miniserie in sei volumi bimestrali, che ripercorrerà in chiave moderna i più famosi mostri classici della storia della letteratura. Frankenstein, vampiri e zombie saranno solo alcuni dei temi trattati con arguzia mistero e ironia da Carlo Lucarelli, Giuseppe di Bernardo e Mauro Smocovich.


Generazioni - Nove per due (L'Ancora del Mediterraneo)
Nove scrittori hanno accettato di segnalare ciascuno due racconti di altrettanti nuovi narratori. Nove per due, quindi: Ermanno Cavazzoni per Arianna Giorgia Bonazzi e Luca Ricci; Mauro Covacich per Federica Manzon e Francesca Bonaldo; Diego de Silva per Carla D'Alessio e Tiziana Russo; Carlo Lucarelli per Mauro Smocovich e Vincenzo Saldì; Francesco Piccolo per Alice Scornajenghi e Silvia Ranfagni; Lidia Ravera per Claudia Mauri e Angela Cacopardo; Luca Ragagnin per Andrea Amerio e Elena Varvello; Antonio Pascale per Silvia Dai Pra' e Roberto Saviano; Tiziano Scarpa per Manuela Critelli e Massimo Lovise.

Carlo Lucarelli per Mauro Smocovich: Di Mauro Smocovich ho letto un sacco di racconti, perché ne scrive tantissimi, e mi ha sempre colpito la sua capacità di fotografare momenti al limite di una vita che sembra quotidiana anche se emarginata e marginale. E di riuscire a farlo con una puntualità di particolari che oscillano sempre tra una leggerezza lirica, da sintesi poetica, una pesante malinconia da noir, e un po' di ironia da bozzetto vivace. Mi piace come racconta Pescara e un certo sud, con gli occhi di un narratore moderno, per niente compiaciuto, capace di notare tutti i particolari più nascosti. Come in questo racconto, che si ferma sul più bello, ma solo dopo averti dato abbastanza da continuare da solo.




DizioNoir - Saggio a cura di Mauro Smocovich - Collana: I libri di ThrillerMagazine n. 1 - Delos Books - ISBN: 88-89096-49-7

La più completa guida ragionata agli autori e alle storie dell'inquietudine: Noir, Thriller, Spy Story e zone limitrofe - Introduzione di Carlo Lucarelli. La letteratura noir e thriller sviscerata fin nel suo profondo. Più di 600 schede e 25 articoli a firma di grandi esperti del settore. Si tratta di un dizionario della letteratura thriller, noir e spy story. L'analisi parte dalla nascita di questo genere con l'hardboiled di Dashiell Hammett e Raymond Chandler, negli anni 20/30 per arrivare fino ai giorni nostri coprendo non solo la letteratura italiana, anglofone e francofone ma anche dando un'occhiata fino ai paesi orientali e africani. Nella prima parte troviamo le schede esaurienti (più di 400), che ci presentano i vari autori, curate da esperti del settore. Nella seconda parte 25 articoli che approfondiscono tematiche importanti quali il polar (il poliziesco francese), una panoramica sugli italiani, i tipi psicologici nel thriller, il poliziotto nelle storie gialle italiane, thriller e internet, le riviste a tema, il cinema che attinge alla letteratura noir, l'omosessualità nel noir e tanto altro.

"Appassiona come un thriller. Sconvolge come un noir. Intriga come una spy story."
Carlo Lucarelli

Vittore Baroni su Rumore: Il calembour era troppo bello per non farne un titolo, ma il volume messo assieme dall'iperattivo Mauro Smocovich (scrittore, curatore di collane editoriali e titolare del sito ThrillerMagazine.it) non è solo un dizionario e oltre al noir in senso stretto include anche "thriller, spy story e zone limitrofe". L'inflazionato termine noir, che ha da anni scalzato fantascienza e giallo classico dal podio della letteratura di genere, è del resto spesso usato oggi in modo molto indefinito e strumentale. Fare un po' di chiarezza in una galassia che abbraccia Faletti come Ellroy, la "Gioventù Cannibale" e Dan Brown, Patricia Cornwell e il SubComandante Marcos, è esattamente uno degli obiettivi che si propone questo manuale "in progress". Come scrive Jean François Vilar, il giallo alla Agatha Christie "sta dalla parte dell'ordine, il noir da quella del disordine": non è la costruzione logica dell'intreccio a contraddistinguere quest'ultimo, bensì un tono che amplifica inquietudini dell'anima e malesseri sociali. La prima parte del volume raccoglie, in centinaia di brevi schede, autori e fenomeni in qualche modo iscrivibili in questa prospettiva, dagli antenati (Poe) ai padri (Hammett, Chandler) ai rappresentanti odierni nelle diverse aree geografiche, panorama in cui l'Italia gioca una parte non più trascurabile. La carrellata si prende anche la libertà di spaziare dall'ispettore Clouseau ad un'intera sezione sul "nero" a fumetti, curata da Smocovich e Elio Marracci. Oltre un terzo del volume è poi riservato ad una serie di saggi in cui vari esperti mettono a fuoco aspetti tematici (dall'horror-noir al polar) e strutturali del genere, con un'ampia selezione di film e libri imperdibili. Un'ottima introduzione dunque per chi non mastica molto la "letteratura dell'inquietudine" ma anche, come scrive in prefazione Carlo Lucarelli, una guida che "intriga come una spy story" per la quantità di vicende artistiche e personali che svela e collega tra loro (basti pensare alle storie emblematiche di Cesare Battisti e Massimo Carlotto), in un vasto panorama ancora in vitale ebollizione.



Com'è nato il DizioNoir: Articolo di Mauro Smocovich, curatore del volume

Stavo sfogliando un libro della mia biblioteca personale, un'edizione particolare di saggio sul cinema poliziesco che era divisa in due parti. La prima, in ordine alfabetico, riportava un centinaio di film con trama e altri dettagli; la seconda parte prevedeva vari interventi saggistici sul cinema noir e thriller, c'erano le schede sui più importanti attori che lo avevano interpretato, un articolo scandagliava le tipologie dei personaggi, le ambientazioni. leggendo mi sono ritrovato a pensare che era un peccato che in Italia una pubblicazione del genere non esistesse sulla letteratura noir e thriller. Poi il pensiero si è concretizzato in una vera e propria consapevolezza che se avessi voluto, nemmeno in libreria o in biblioteca avrei potuto trovare nulla di saggistico riguardante la letteratura thriller e in maniera così approfondita come avveniva in quel saggio. Nessun dizionario, nessun saggio che analizzasse la letteratura. Sul cinema tanto, sulla letteratura niente e se c'era qualcosa era ormai fuori catalogo e si fermava agli anni d'oro del crimine. Allora ho mandato una mail a Franco Forte, il direttore editoriale della Delos Network che cura con me la nascente collana I Libri di Thriller Magazine e facendogli presente il tutto gli ho proposto di pubblicarla noi un'opera del genere. Ovviamente non avevo capito in quale avventura mi stavo cacciando. Il caso ha voluto che il giorno dopo i massimi soci della Delos si incontrassero e decidessero del destino del Dizionoir. Lo avrei potuto fare io, curando la collaborazione di altre persone. Il titolo mi è venuto in un momento di riposo. Mi giravo in testa la parola dizionario e a un certo punto sono saltato dal letto dicendo: Dizionoir! Il titolo è stato unanimemente approvato da tutti. Per affrontare il lavoro ho dovuto solo diminuire la mia presenza al giornale online, sostituito egregiamente da Lorenzo Trenti e Chiara Bertazzoni che già mi danno man forte normalmente. E mi sono dato da fare: grande lavoro di ricerca sui libri e on line. Battitura di testi brevi, concisi e di qualità. Poche righe per poter esprimere il meglio. Un'emozione forte è stata quando ho ricevuto la prima prova di copertina. Il libro cominciava a esistere visivamente, un'altra emozione forte è stata quando Lucarelli ci ha fatto avere la prefazione. Era il riconoscimento di un'opera, di un tutto. Questo libro è un tentativo, è un primo passo. Sì, d'accordo, lo abbiamo chiamato Dizionoir, perché il gioco di parole si prestava, perché ci piace la parola noir e perché ultimamente se ne parla molto e si cerca di capirla. In realtà qui si parla di diversi generi. Abbiamo percorso altre vie che pensavamo non erano mai state affrontate prima in un'opera così corposa. Quelle del nero fin quasi ai margini dell'horror, quelle dell'avventura, dello spionaggio, dell'azione, quelle del thriller, del brivido, della psicologia criminale. La parola noir l'abbiamo sviscerata con perizia chirurgica, analizzata, espansa, costretta, liberata. Abbiamo cercato di dare un'idea internazionale di cosa siano il noir, la spy story, il thriller, nella letteratura e nel fumetto, ma c'è anche un ampio saggio sul cinema. Abbiamo fatto una scelta degli autori tenendo presente il panorama sia internazionale che locale. Abbiamo parlato di autori e opere che in Italia non sono mai state tradotte per dare un'idea di cosa sia il noir nel mondo e soprattutto per capire cosa sia in Italia. Quindi grande spazio a tutte e due le realtà. Abbiamo tagliato fuori il classico. Agatha Christie non c'è, il delitto della camera chiusa non c'è. Partiamo principalmente dagli anni 30-40, quelli dell'hardboiled ma facciamo puntatine e strizziamo l'occhio spesso alla fine dell'800, con il feuilleton, i romanzi d'avventura, i precursori del genere, per capire da cosa si è sviluppato l'hardboiled e poi il noir e il thriller. Abbiamo dedicato ampio spazio a scritture africane, asiatiche, ma anche francesi e americane importanti e mai tradotte in Italia. E purtroppo ce ne sono davvero tante. Poi ci sono i nostri. Abbiamo cercato di mettere più nomi possibili per fermare in un attimo un movimento in piena evoluzione. Quindi ci sono anche alcuni autori da una sola pubblicazione. Starà a loro cercare di tornare nelle edizioni future del Dizionoir con opere nuove.




Dizionoir del Fumetto (Delos Books, 2008) a cura di Mauro Smocovich e Elio Marracci - I libri di ThrillerMagazine n. 2 - ISBN: 978-88-89096-77-2

Guida ragionata e selettiva ai personaggi del fumetto dell'inquietudine: Noir, Thriller, Spy Story, Avventura e zone limitrofe
Il fumetto noir e thriller sviscerato fin nel suo profondo.
Più di 600 schede di personaggi e film tratti dal fumetto, più di 40 articoli a firma di grandi esperti del settore e schede di approfondimento sui personaggi chiave che hanno fatto la storia del fumetto noir.
Nomi quali: Giuseppe Lippi, Tito Faraci, Luigi Bernardi, Luca Crovi, Leonardo Gori, Stefano Di Marino, Gianluca Aicardi, Andrea Baricordi, Lorenzo Bartoli, Giuseppe Di Bernardo, Luigi Pachì, Stefano Priarone, Marco Schiavone e altri esperti e appassionati del genere.
Si tratta di un dizionario del fumetto thriller, noir e spystory. L'analisi parte dalla nascita di questo genere con Dick Tracy in America e Dick Fulmine in Italia negli anni 20/30 per arrivare fino ai giorni nostri coprendo non solo il fumetto italiano, anglofone e francofone ma anche dando un'occhiata fino ai paesi latinoamericani, orientali e africani.


GLI AUTORI: Mauro Smocovich, Elio Marracci, Igor De Amicis, Tito Faraci, Alfonso Amendola, Andrea Baricordi, Lorenzo Bartoli, Giampiero Belardinelli, Luigi Bernardi, Chiara Bertazzoni, Daniele Bevilacqua, Alessandro Bottero, Loris Cantarelli, Giuseppe Cozzolino, Alex Crippa, Luca Crovi, Giuseppe Di Bernardo, Stefano Di Marino, Marco Giovanetti, Leonardo Gori, Giuseppe Guidi, Antonio Iannotta, Giuseppe Lippi, Francesco Manetti, Giovanni Marchese, Maurizio Matrone, Luigi Pachì, Stefano Priarone, Davide Rigamonti, Sacha Rosel, Andrea Salimbeti, Giovanni Scanzo, Riccardo Strada, Mario Tirino, Carmine Treanni, Maurizio Villotta, Sabrina Zanetti.

Prefazione di Tito Faraci
Presentazione di Mauro Smocovich



Sherlock Magazine 12 DizioNoir Italia Le origini (1852-1966) - a cura di Mauro Smocovich - Collana: Sherlock Magazine n. 12 - Associazione Delos Books - ISBN: 978-88-89096-90-1

Breve storia del giallo dal feuilleton al romanzo nero italiano. Oltre cento schede approfondite. Prefazione di Massimo Polidoro.
Le atmosfere gialle e i toni noir di tanta letteratura recente hanno origini lontane. Il presente volume ci accompagna in un viaggio pieno di curiosità e informazioni fino alle sorgenti del romanzo nero italiano. Dal feuilleton dai toni cupi e drammatici ai Libri Gialli della Mondadori pieni di suspense, enigmi da risolvere, misteri e omicidi; da Il mio cadavere di Francesco Mastriani a Venere privata di Giorgio Scerbanenco, più di cento schede tratteggiano la vita e l'opera degli scrittori italiani delle storie dell'inquietudine. Le recensioni e la selezione di brani ci invitano ad approfondire e riscoprire il giallo e il nero in tutte le loro sfumature, fino alle origini.

Con interventi e approfondimenti di Massimo Carloni, Elio Marracci e Chiara Bertazzoni. Cura delle schede e del volume di Mauro Smocovich. Prefazione di Massimo Polidoro.






"L'ANGELO CURIOSO / IMPERFETTO SILENZIO"
(ed. NOUBS 1997)

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E' la prima pubblicazione in volume di Mauro Smocovich. Si tratta dell'edizione, dall'impaginazione un po' insolita rispetto al libro classico, di due raccolte di racconti che si incontrano all'interno del volume per mezzo di un racconto che si sviluppa a spirale. La raccolta "L'Angelo Curioso" e' piu' legata alla tradizione della letteratura di genere (dalla fantascienza al noir, dal cyber al metapoliziesco). La raccolta "Imperfetto Silenzio" gioca con le emozioni e le sensazioni sul filo di una scrittura e di una ricerca linguistica che cercano di ricreare gli stati d'animo e l'inafferrabilita' del pensiero. La raccolta parte dal presupposto che, nell'ambito della comunicazione, la scelta di non comunicare trova un suo limite nella costrizione di dover esplicitare questa intenzione assumendo cosi' la forma di atto di comunicazione e dal fatto che l'intenzione comunicativa, in ogni caso, non riesce a superare totalmente l'incomunicabilita' a causa della limitatezza delle espressioni umane. Tenta pertanto di tracciare un percorso attraverso, appunto, la comunicazione dell'incomunicabilita' e l'incomunicabilita' della comunicazione. Cerca di usare un linguaggio che accosti e a volte integri i cinque sensi, nell'intenzione di trasmettere le sensazioni confuse dei protagonisti o di percezione distorta della presunta realta'. Le fotografie in copertina, che richiamano perfettamente l'atmosfera misteriosa e cupa del volume, sono di Paolo Dell'Elce e Attilio Gavini, artisti fotografi noti a livello nazionale. I disegni all'interno del volume sono di Mauro Smocovich. Le prefazioni sono di Carlo Lucarelli.

"L'ANGELO CURIOSO -IMPERFETTO SILENZIO"
Mauro Smocovich
Edizioni Noubs, 1997
Lire 12.000


foto di Attilio Gavini

PREFAZIONE DI CARLO LUCARELLI
a "L'ANGELO CURIOSO" di Mauro Smocovich

Chi non conosce la letteratura di genere e' portato a pensare che sia una strada stretta, dai confini ben definiti e invalicabili come il guard rail di cemento di un'autostrada. In realta' i confini del genere, che siano le atmosfere cupe del noir o le visioni futuriste della fantascienza, sono virtuali e impalpabili come le mura di un ologramma e non chiedono altro che di essere violate e perforate da spiriti curiosi.
Molti dei racconti de "L'Angelo Curioso", infatti, potrebbero essere classificati come racconti di genere. Dalla lucida follia da serial killer di "Irritazioni", al metapoliziesco di "Breve racconto", alle visioni cyber di "Quando c'e' l'amore...", fino alla fantascienza classica delle astronavi galattiche di "Agnus Dei"... i generi ci sono tutti. Ma come Angeli curiosi, i racconti di Mauro Smocovich volano via, scivolano tra le convenzioni narrative e mutano, si trasformano come embrioni investiti dalle radiazioni nucleari e diventano un'altra cosa, che sta a meta' tra Scerbanenco e Lovecraft.
Diventano brevi frammenti di storie con interi universi nascosti tra le righe. Mondi sconosciuti ancora da immaginare, meta' oscure che soltanto un angelo curioso come un angelo ribelle puo' permettersi di sorvolare.

CARLO LUCARELLI


foto di Paolo Dell'Elce

PREFAZIONE di CARLO LUCARELLI
a "IMPERFETTO SILENZIO" di Mauro Smocovich

"Non si può dire tutto in un racconto".
E' la frase finale di un racconto di Mauro Smocovich, una parte della quale ne costituisce anche il titolo e, secondo me, dice molto del suo stile e del taglio di "Imperfetto Silenzio". Perche' quello che accomuna tutti i frammenti di questa raccolta di racconti e' proprio questo silenzio carico di significato, gonfio di suoni che ronzano in sordina tra una frase e l'altra, brevissima, spezzata, come lasciata a meta' perche' il resto sia da immaginare. Un silenzio come quello che si sente quando ci si tappa le orecchie con le mani e il silenzio non e' piu' silenzio e basta, ma un silenzio in cui rimbombano cose nascoste, echi di pensieri che vengono da dentro la testa e non da fuori. Un silenzio imperfetto, appunto.
Le cose che appaiono tra le frasi dei racconti sono ombre e luci. Ombre cupe di "incubi e succubi", di cadaveri di sogni, di angosce nere in agguato, pronte ad aggredire nei momenti di maggiore vulnerabilita', al risveglio dal sonno, per esempio, sull'orlo di una scogliera, di notte. Le luci, invece, sono quelle dell'ironia, del colpo di scena finale che illumina le ombre col lampo di un sorriso cattivo ma forte, a meta' tra Kafka e Buzzati.
A dimostrazione che non dire tutto, in un racconto, a volte significa dire molto e forse di più.

CARLO LUCARELLI


"Non è per niente divertente"di Mauro Smocovich (Il Foglio 2002)
Prefazione di Carlo Lucarelli
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"Soltanto Mauro Smocovich sarebbe stato capace di mettere assieme Dennis Nilsen, uno dei serial killer più serenamente feroci della storia del crimine, ed Enzo Jannacci, uno dei cantautori più ironici e folli della storia della musica. E di farlo con tanta leggera naturalezza, come se il contrasto tra le due citazioni fosse fisiologicamente funzionale a raccontare qualcosa di profondamente ambiguo.
Credo che una delle chiavi della narrazione di Mauro sia proprio questa: il contrasto. E' dai tempi di "L'Angelo Curioso/Imperfetto Silenzio", una curiosissima antologia di racconti stampati appunto metà da una parte e metà dall'altra, alla rovescia, e coperti da una sorta di spirale in bianco e nero, che il contrasto resta uno dei campi di ricerca più esplorati dal suo modo di raccontare. Un contrasto sfumato, in cui si passa dal bianco al nero attraverso una serie di grigi sempre più intensi, ma che per questo non si presenta come meno netto e visibile. Contrasto di generi, contrasto di strutture narrative, contrasto di caratteri e anche di emozioni.
Qui per esempio, c'è il noir intimista e feroce di una storia di serial killer e c'è la poesia, intesa proprio come versi a metro libero, di un ironico, geniale e demenziale Alfredo Boiano Squarzillo, oltre che alla esegetica letteraria di un improbabile critico "disprezzista" come Equorri Gino. C'è una narrazione che procede in modo classico, piano e complesso, e poi all'improvviso si spezza, strutturando la frase quasi in maniera grafica. Ma soprattutto, ci sono i personaggi, come il professor Sghelli o la piccola Chiara, ci sono le loro anime che passano dal nero al bianco attraverso una sequenza di grigi che vibra sulle frequenze di una disperata e feroce ironia.
Sono tutti personaggi inquieti, come è inquieta tutta questa storia, ed è naturale, dato che l'inquietudine è un altro dei temi su cui Mauro Smocovich indirizza la sua ricerca narrativa, sia nei romanzi e nei racconti che sul web. Un'inquietudine che qui riesce a passare dalla angoscia profonda e pericolosa dei monologhi a quella divertente e quasi comica di altri momenti, soprattutto quelli scolastici.
Non è facile muoversi tra i grigi, che sono il colore del contrasto e dell'inquietudine. Più facile con i bianchi e con i neri, che sono punti d'arrivo o di partenza, ma con i passaggi sfumati del grigio è difficile. Soprattutto in un romanzo complesso come questo, in cui le parti si assemblano cucite assieme da citazioni musicali di tutti i generi.
Ma Mauro Smocovich è un narratore, e i narratori non hanno paura di usare qualunque espediente, qualunque mezzo, qualunque sfumatura per raccontare le proprie storie.
"

Carlo Lucarelli


Recensione apparsa su Carmillia on line il 17 aprile 2004

Mauro Smocovich: NON E' PER NIENTE DIVERTENTE
di Daniela Bandini


Mauro Smocovich, Non è per niente divertente, prefazione di Carlo Lucarelli, Edizioni Il Foglio, novembre 2002, € 8,00.

No, non è per niente divertente. Però se la biografia di Equorri Gino, il fondatore della corrente dell’Equorrismo comincia così: “Equorri Gerardo, detto Gino dagli amici, maledetto dai nemici, quando dove è nato o morto mi sembra superfluo che io lo dica e che voi lo sappiate. Mi sembra superfluo anche che sappiate chi fosse suo padre e chi fosse sua madre o sua nonna o sua sorella. Fatevi i fatti vostri: non credo siano pochi…” penso che una traccia di sorriso sia permessa, senza che l’autore se ne abbia a male. Non è per niente divertente è un romanzo lugubre e ironico senza che i due generi commisti facciano a gara su quale debba primeggiare.

La copertina del romanzo è dell’autore stesso, e sono innumerevoli le poesie sparse nel libro, alcune palesemente autoreferenziali, sul mestiere dello scrittore di poesie, altre tremendamente tristi e avvilenti e, temo, sincere. Il tema della morte è quello su cui si basa l’intera intelaiatura del romanzo: la ferocia esistenziale, che non si limita alla morte spirituale per apatia o per abbrutimento, vuole finire nel sangue, nelle viscere stesse.
Negli “episodi” che si intrecciano nel romanzo i personaggi sono le storie, sono i ritratti, sono versi di poesie spietatamente senza speranza. Il fatto che l’autore sia anche disegnatore non stupisce: egli scrive come disegna. Traccia le linee di demarcazione in un foglio bianco, le abbozza, le evidenzia, a volte le interrompe, le riprende, le guarda attraverso i filtri del bianco e del nero, a volte le colora. Sempre nello stato d’animo che è tipico dell’artista: l’estremizzazione anche del banale. Che divenendo estremo non lo è più. E dell’ironia. Particolarissimo. Il serial-killer che può amare solamente la proiezione estetica del femminile nel cadavere donna: un essere alcolizzato e probabilmente malato terminale, che più che ubriacarsi per recuperare la lucidità necessaria per vivere, sembra cercare la lucidità per morire nel dolore consapevole. C’è la dolorosa morte di uno studente per aver inseguito un sogno d’amore, antico e commovente ancora, per una professoressa, e la morte (civile) di un vecchio professore coinvolto inconsapevolmente ma non innocentemente in tutto questo.
Tutte queste morti riconducono a una sorta di attrazione fatale verso la poesia di un autore, tutti i personaggi sono legati dal dolore che solo le poesie di quell’autore sembrano in qualche modo lenire o esaltare. Che trattano della morte. Il vecchio professore che alla fine verrà interrogato dai carabinieri è in realtà colpevole proprio di questo: di aver divulgato i versi di chi non lascia alcuna seconda opportunità all’esistenza.
E’ emblematico e terribilmente pedagogico il caso del ragazzo suicida, portato al gesto estremo dal rifiuto di lui come poeta. Di lui come momento di poesia. Dal fatto che si rida di versi, forse ingenui, ma sudati, scavati nel proprio cuore con infantile passione. Quando qualcuno ci mette nelle nostre mani il sunto del suo pensiero, sia esso d’amore o disperazione, dipinto, poesia, racconto, ci faccia egli sorridere o ci induca allo sbadiglio, siamo indotti a pensare che tutte le poesie e gli stati d’animo abbiano in comune la noia, e la ripetitività di momenti che non condividiamo in quell’istante. Ascoltate dunque due versi di questa poesia: “I rami lunghi e neri, prolungandosi nel vuoto, solcano di scuro il cielo pallido e remoto. Quanti passeri feriti, quante rondini sfinite sui suoi rami avean posato le loro zampe infreddolite…”
E se l’oggetto del nostro amore, della nostra devozione rispondesse: “Studiare. Studiare e ripetere. Finire l’anno e andarvene. Non voglio bocciarvi perché non vi voglio vedere tutti gli anni. Tutti gli anni le stesse facce. Devi studiare. Le poesie lasciale scrivere a chi è più intelligente di te…”? Risponderemmo con le parole di LUI, di Equorri: “Via Spanata. Pioveva, la sera che sono morto. Ho illuminato l’angolo buio di un vicolo con sprazzi di lucidi conati. Colava a macchie giallastre tra le crepe dei mattoni, e qualche piantina cercava di vivere a ciuffi, tra le pietre e i miei sputi. Un gorgoglio di tombino a rapire la mia essenza… il vuoto mi ha accompagnato a casa a braccetto e, stesomi sul letto, mi ha chiesto di aspettare domani. Ho aspettato tra le lenzuola accartocciate sudate di freddo. Gli occhi in attesa di posarsi. Le orecchie in un ronzio pulsante respiro. All’alba ho tranquillizzato i tremori con un sorso al sapor di boccamara…“
Patetico? Affatto. Ma qual è il nostro stato d’animo, a quale sentimento paragoniamo la nostra disperazione o i nostri affetti, magari con gesti più monotoni e distratti, quanta e quale poesia ci trasciniamo senza darle il respiro che merita? L’estremo delle nostre emozioni si fa sempre più fluido e, come in un libro aperto controvoglia, sappiamo di trovare un inizio e una fine. Leggiamo tanto, ma non ci soffermiamo più. Questo libro è una porta aperta, al contrario. E’ la vita scritta da chi fa di ogni singolo momento un momento estremo, di arte pura. E come estremo siamo ben contenti, alfine, di chiuderlo, quel libro. Fa parte della nostra libertà. Ma rimane, in un angolo, lì, nel vicolo buio…



Laboratorio di lettura di Vito Santoro

martedì 13 marzo 2007
LETTURE / Smocovich, Non è per niente divertente

Il disegno di un impiccato campeggia sulla copertina, disegnata dallo stesso autore, di Non è per niente divertente, romanzo di Mauro Smocovich, uscito nel 2002 per i tipi delle Edizioni Il Foglio, poi pubblicato on line su "Orient Express". Del resto, il mondo tratteggiato nel suo libro è popolato da zombie, testimoni di un’invisibilità rispetto al mondo e agli oggetti. Zombie sovente ripiegati su stessi, assenti, staccati dal tempo che continua intorno ad essi, parti di una materia manufatta, priva di vita. Le cose, gli interni con la loro geometria spoglia, partecipano di questa staticità, mentre ogni elemento dello spazio sembra esistere per se stesso, senza relazione alcuna con l’ambiente.
Il necrofilo Luciano, imprigionato in una concezione tutta personale dell’amore; il professor Sghelli, che, dopo essere stato lasciato dalla moglie, percepisce nella propria casa, dove conduce un’esistenza triste e solitaria, presenze inquiete; l’infelice insegnante Chiara; il professor Sghelli, ossessionato dalle poesie del dissacratorio Squarzillo, sono personaggi che vivono in una sorta di interzona burroughsiana di confine tra la veglia e il sonno, tra la memoria e il sogno, tra il presente e il passato. Un mondo finto e assurdo, che non può che essere raccontato sovvertendo le tradizioni del realismo convenzionale (trame lineari, legami causali fra gli eventi, sequenze ben orchestrate di inizio, sviluppo e finale allo scopo di arrivare a un soddisfacente “scioglimento”, formulate in massima parte nel diciottesimo e diciannovesimo secolo), lasciando spazio a strategie formali dinamiche, ipertestuali, all’insegna della digressione o della campionatura testuale, anche con l’aiuto di micro-narrazioni condensate. E non può essere diversamente, dal momento che la Pop Art ha reso tutti consapevoli del fatto che le risorse della cultura popolare offrono ai cittadini delle nazioni postindustriali immagini chiave, personaggi e archetipi narrativi.
Quello che emerge da queste pagine di Smocovich è il bisogno di intercettare in qualsiasi modo il tempo nella sua totalità – dal passato, per come è stato e non è stato vissuto, al futuro visto come una catastrofe gioiosa – al fine di scardinare la fortezza del reale per mostrarne le varie potenzialità. In altre parole, lo scrittore abruzzese tenta di realizzare quanto prospettato da Baudelaire nelle sue tesi sulla modernità, facendo in modo che l’immaginazione – facoltà regina dell’umano, secondo il poeta francese – sia effettivamente espressione del regno delle potenzialità da cui il reale (con le sue storie e i suoi accadimenti) si concreta. Il caos del mondo obbliga a percorrere la storia in ogni sua direzione, secondo una cifra postmoderna sostanzialmente diversa da quella prospettata da Lyotard – che insiste su una definizione di tipo ‘tematico’ o ‘post-tematico’ del genere postmoderno – e contrapposta alla modernità, intesa come volontà di costruire sistemi totalizzanti e come rilettura critica del determinismo scientifico. Una cifra postmoderna in cui risaltano principalmente gli intenti decostruzionisti, perseguiti con il montaggio di testi diversi, il citazionismo, il pastiche, le sfumature pop.
È una vena affabulatoria questa di Smocovich, figlia dell’idea borgesiana e pynchoniana di crollo del Tempo, inteso come fattore che impedisce allo scrittore di operare una sintesi: questi per perseguire il suo intento di rendere sulla pagina il caos, non può lavorare in profondità e neppure in verticalità, non può andare dall’inferno alle stelle, ma spaziare sulla superficie delle cose e catalogarne quante più possibile. Qui si tratta di dondolare «tra macchie di vita / nel sangue / impiccato / alla corda /della […]mente».
Si realizza così quella soluzione che Cristina Campo aveva prospettato in Attenzione e poesia, un suo importante scritto del 1961 – quasi venti anni prima che Cioran riferendosi alla nostra epoca, parlasse di post-storia – in cui definiva l’arte moderna un «eterno labirinto senza filo di Arianna», fatta com’è «in gran parte di pura scomposizione, come si conviene ad un tempo nutrito di terrore».
E di terrore Non è per niente divertente è pieno.
Bravo Smocovich.




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RECENSIONE di SILVERIO NOVELLI su "AVVENIMENTI" - 18 febbraio 1998

Carlo Lucarelli, gloria patria della letteratura noir, presentando questa raccolta di microracconti di Smocovich parla di "embrioni investiti dalle radiazioni nucleari" che, geneticamente ascrivibili a questo o a quel genere letterario di partenza, si trasformano - si deformano, verrebbe da dire (e l'immagine espressionista esposta in seconda di copertina autorizza l'uso di questo verbo) - , diventando altra cosa: ibridi, ibride scritture, cioe', che mescolano, confondono, riplasmano (depistando) noir e fantascienza, giallo e grottesco surreale, talvolta nel corpo stesso della singola narrazione, altre volte nella giustapposizione conflittiva tra frammenti compiuti, che prendono anche la forma e la sostanza di grafismi à la Apollinaire o del gioco di parole letteralizzato (come in Spirito di contraddizione: "Era mia intenzione mantenere il cuore sempre giovane e allegro: fu cosi' che decisi di metterlo sotto spirito. Lo affogai in sostanze alcoliche. Ora, quello che successe... Voglio dire... le cose andarono esattamente al contrario dei miei propositi e, probabilmente per qualche reazione chimica particolare, a contatto con l'alcool, il mio cuore appassi'. Il tubero non divenne fiore. E' cosi' che sono invecchiato."). Libro da percorrere di volata dall'inizio alla fine e dalla fine all'inizio, bifronte e palindromico (anche l'impaginazione congiura a questo risultato, vederlo per credere), pescando qua e la' la suggestione riuscita, lo scatto beffardo e spiazzante, l'invenzione non ovvia: doni di cui l'autore e' prodigo, anche se talvolta il manierismo e' in agguato.

(Silverio Novelli)





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RECENSIONE di FILIPPO LA PORTA su "MUSICA!" de "LA REPUBBLICA" 22 ottobre 1998

Mauro Smocovich ed è già post-pulp

Probabilmente Carlo Lucarelli, entusiasta prefatore di queste due raccolte di mini-racconti, esagera a parlare di Kafka, pero' l'esordiente Mauro Smocovich ci comunica quasi sempre un sentimento di divertito o angoscioso spaesamento. "Ma io non mi chiamo Massimo": cosi' leggiamo in uno di questi frammenti narrativi o prose poetiche, in cui non si sa bene se alla radio sta cantando Battisti o Battiato o Bennato. Smocovich gioca inventivamente con la lingua e deforma le parole (e la grafica stessa), costeggiando alcuni generi di massa, tra fantascienza, horror e pulp. A volte i suoi eccessi metaforici risultano un po' facili ("il cielo si apri' come ferita in cancrena"). La nostra nuova narrativa e' pero' cosi' avara di veri sperimentatori che attendiamo con curiosita' ulteriori prove di Smocovich.

F.L.P.


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FILIPPO LA PORTA in "NARRATORI DI UN SUD DISPERSO" edito da "l'Ancora del Mediterraneo" febbraio 2000

E poi, molteplici sono i nomi di autori del Sud che hanno gia' pubblicato vari libri (...) o anche semplici esordienti, spesso un po' trascurati dalla grande editoria (...). Vorrei poi segnalare (...), e ancora l'abruzzese Mauro Smocovich, il piceno Angelo Ferracuti (ma a questa latitudine estrema, anche considerando la dilatazione geografica del Sud, dobbiamo fermarci...).
Si tratta, come si vede, di un fenomeno in larga parte sommerso, che andrebbe documentato con pazienza e in modo capillare, e che spesso si esprime rapsodicamente attraverso riviste, piccole antologie, editori locali. Resta comunque l'impressione di una sorprendente vitalita' letteraria (...).

RECENSIONE di DAVIDE BERSELLI
su "STRADANOVE" - 22 maggio 2002



"IMPERFETTO SILENZIO",
MAURO SMOCOVICH
Quando la fantasia gioca con le strutture del test

MAURO SMOCOVICH, CLASSE 1966, RACCHIUDE IN QUESTA RACCOLTA BIFRONTE UNA SERIE DI RACCONTI SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’ SE NON NELLO STILE ECLETTICO DI SCRITTURA.

Una penna veloce, spezzata, che spazia tra le sensazioni, i sentimenti e i sensi adattandosi nel ritmo e nell’altezza; una penna che si vede scorrere improvvisa (se non e’ la penna, sono le dita agili sulla tastiera di un computer, spesso protagonisti dei racconti), e poi fermarsi cosi’, nello scoppio del finale.
I racconti sono brevi e concludono la loro storia esattamente con l’ultimo punto, ma tra i due estremi, nello spazio tra l’Alpha e l’Omega delle brevi storie di Smocovich, si allargano i vortici delle riflessioni che l’autore ci suggerisce. A volte si ha l’impressione della poesia in forma di prosa, perche’ piccole emozioni si amplificano in una struttura non loro. Ma tra i mille pensieri che affollano le storie, l’aspetto che domina e’ senza dubbio la fantasia fervida, che Smocovich padroneggia nella letteratura di genere, tra noir, fantascienza, poliziesco, indovinelli, giochi letterari.
Alcuni di questi sono troppo arditi, complessi, intellettualmente pretenziosi e macchinosi, altri invece sfiorano la banalita’ trasformandosi in puri esercizi di stile, altri ancora la superano. Il finale sempre a sorpresa, nell’ultima parola rivelatrice, crea un nuovo modo di dire le cose, assieme all’originale colpo d’occhio della pagina e del libro stesso; lo sperimentalismo di Smocovich osa e supera i limiti, ma una volta entrati nel gioco, e’ facile meravigliarsi del mondo che ha inventato.
Perche’ leggerlo: Originali nello stile, nella struttura, nella storia, i racconti di Smocovich offrono innumerevoli trampolini di lancio per riflettere e sognare; ma alcuni di loro stridono per ocntrasto con quelli riusciti meglio.
Come inizia: MALINCONIA, Impercettibile, la bava del ragno tesseva la tela. I filamenti organici si disponevano secondo un disegno logico e programmato….

Mauro Smocovich, Imperfetto silenzio - L’Angelo curioso, Edizioni Noubs, pp.92, Euro 6,20


Davide Berselli 22-05-2002




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