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Mauro Smocovich (1966). Scrittore.
Ha pubblicato "L'Angelo Curioso/Imperfetto Silenzio" (Noubs, 1997):
due raccolte di racconti che spaziano tra
la letteratura di genere ed il romanzo "Non è per niente divertente" (Il Foglio Edizioni, 2002) con le prefazioni di Carlo Lucarelli.
Alcuni suoi racconti si trovano sul sito
"Carmilla on line",
sul sito I Vedovi Neri, sul sito de "La Pergamena Virtuale", "Stampa Alternativa" (Spazio Autori) e nel sito ufficiale di
"Francesco Gazzé" (Antologia).
Ha sceneggiato lo spettacolo multivisivo
della DTF Inc. "L'Angelo Imperfetto" tenutosi
a Camerino durante la manifestazione "Camerino
Photographs 2000". Dai suoi racconti
è stato tratto lo spettacolo teatrale "Corpi
estranei" a cura dell'Associazione Pommodoro
di Matteo Cotugno e Anna Rita Fiorentini.
E' curatore, insieme a Sacha Rosel, del sito
i pinguini nel sottoscala (http://www.ipinguini.com) e del sito di Carlo Lucarelli (http://www.carlolucarelli.net). E' curatore inoltre del portale del Thriller
(http:/www.thrillermagazine.it) e del sito di Valerio Varesi.


E' la prima pubblicazione in volume di Mauro
Smocovich. Si tratta dell'edizione, dall'impaginazione
un po' insolita rispetto al libro classico,
di due raccolte di racconti che si incontrano
all'interno del volume per mezzo di un racconto
che si sviluppa a spirale. La raccolta "L'Angelo
Curioso" e' piu' legata alla tradizione
della letteratura di genere (dalla fantascienza
al noir, dal cyber al metapoliziesco). La
raccolta "Imperfetto Silenzio"
gioca con le emozioni e le sensazioni sul
filo di una scrittura e di una ricerca linguistica
che cercano di ricreare gli stati d'animo
e l'inafferrabilita' del pensiero. La raccolta
parte dal presupposto che, nell'ambito della
comunicazione, la scelta di non comunicare
trova un suo limite nella costrizione di
dover esplicitare questa intenzione assumendo
cosi' la forma di atto di comunicazione e
dal fatto che l'intenzione comunicativa,
in ogni caso, non riesce a superare totalmente
l'incomunicabilita' a causa della limitatezza
delle espressioni umane. Tenta pertanto di
tracciare un percorso attraverso, appunto,
la comunicazione dell'incomunicabilita' e
l'incomunicabilita' della comunicazione.
Cerca di usare un linguaggio che accosti
e a volte integri i cinque sensi, nell'intenzione
di trasmettere le sensazioni confuse dei
protagonisti o di percezione distorta della
presunta realta'. Le fotografie in copertina,
che richiamano perfettamente l'atmosfera
misteriosa e cupa del volume, sono di Paolo Dell'Elce e Attilio Gavini, artisti fotografi noti a livello nazionale.
I disegni all'interno del volume sono di
Mauro Smocovich. Le prefazioni sono di Carlo
Lucarelli.
"L'ANGELO CURIOSO -IMPERFETTO
SILENZIO"
Mauro Smocovich
Edizioni Noubs, 1997
Lire 12.000

Chi non conosce la letteratura di genere
e' portato a pensare che sia una strada stretta,
dai confini ben definiti e invalicabili come
il guard rail di cemento di un'autostrada.
In realta' i confini del genere, che siano
le atmosfere cupe del noir o le visioni futuriste
della fantascienza, sono virtuali e impalpabili
come le mura di un ologramma e non chiedono
altro che di essere violate e perforate da
spiriti curiosi.
Molti dei racconti de "L'Angelo Curioso",
infatti, potrebbero essere classificati come
racconti di genere. Dalla lucida follia da
serial killer di "Irritazioni",
al metapoliziesco di "Breve racconto",
alle visioni cyber di "Quando c'e' l'amore...",
fino alla fantascienza classica delle astronavi
galattiche di "Agnus Dei"... i
generi ci sono tutti. Ma come Angeli curiosi,
i racconti di Mauro Smocovich volano via,
scivolano tra le convenzioni narrative e
mutano, si trasformano come embrioni investiti
dalle radiazioni nucleari e diventano un'altra
cosa, che sta a meta' tra Scerbanenco e Lovecraft.
Diventano brevi frammenti di storie con interi
universi nascosti tra le righe. Mondi sconosciuti
ancora da immaginare, meta' oscure che soltanto
un angelo curioso come un angelo ribelle
puo' permettersi di sorvolare.
CARLO LUCARELLI

"Non si può dire tutto in un racconto".
E' la frase finale di un racconto di Mauro
Smocovich, una parte della quale ne costituisce
anche il titolo e, secondo me, dice molto
del suo stile e del taglio di "Imperfetto
Silenzio". Perche' quello che accomuna
tutti i frammenti di questa raccolta di racconti
e' proprio questo silenzio carico di significato,
gonfio di suoni che ronzano in sordina tra
una frase e l'altra, brevissima, spezzata,
come lasciata a meta' perche' il resto sia
da immaginare. Un silenzio come quello che
si sente quando ci si tappa le orecchie con
le mani e il silenzio non e' piu' silenzio
e basta, ma un silenzio in cui rimbombano
cose nascoste, echi di pensieri che vengono
da dentro la testa e non da fuori. Un silenzio
imperfetto, appunto.
Le cose che appaiono tra le frasi dei racconti
sono ombre e luci. Ombre cupe di "incubi
e succubi", di cadaveri di sogni, di
angosce nere in agguato, pronte ad aggredire
nei momenti di maggiore vulnerabilita', al
risveglio dal sonno, per esempio, sull'orlo
di una scogliera, di notte. Le luci, invece,
sono quelle dell'ironia, del colpo di scena
finale che illumina le ombre col lampo di
un sorriso cattivo ma forte, a meta' tra
Kafka e Buzzati.
A dimostrazione che non dire tutto, in un
racconto, a volte significa dire molto e
forse di più.
CARLO LUCARELLI

"Non è per niente divertente"di Mauro Smocovich (Il Foglio 2002)
Prefazione di Carlo Lucarelli
clicca se vuoi ordinarlo
"Soltanto Mauro Smocovich sarebbe stato capace
di mettere assieme Dennis Nilsen, uno dei
serial killer più serenamente feroci della
storia del crimine, ed Enzo Jannacci, uno
dei cantautori più ironici e folli della
storia della musica. E di farlo con tanta
leggera naturalezza, come se il contrasto
tra le due citazioni fosse fisiologicamente
funzionale a raccontare qualcosa di profondamente
ambiguo.
Credo che una delle chiavi della narrazione
di Mauro sia proprio questa: il contrasto.
E' dai tempi di "L'Angelo Curioso/Imperfetto
Silenzio", una curiosissima antologia
di racconti stampati appunto metà da una
parte e metà dall'altra, alla rovescia, e
coperti da una sorta di spirale in bianco
e nero, che il contrasto resta uno dei campi
di ricerca più esplorati dal suo modo di
raccontare. Un contrasto sfumato, in cui
si passa dal bianco al nero attraverso una
serie di grigi sempre più intensi, ma che
per questo non si presenta come meno netto
e visibile. Contrasto di generi, contrasto
di strutture narrative, contrasto di caratteri
e anche di emozioni.
Qui per esempio, c'è il noir intimista e
feroce di una storia di serial killer e c'è
la poesia, intesa proprio come versi a metro
libero, di un ironico, geniale e demenziale
Alfredo Boiano Squarzillo, oltre che alla
esegetica letteraria di un improbabile critico
"disprezzista" come Equorri Gino.
C'è una narrazione che procede in modo classico,
piano e complesso, e poi all'improvviso si
spezza, strutturando la frase quasi in maniera
grafica. Ma soprattutto, ci sono i personaggi,
come il professor Sghelli o la piccola Chiara,
ci sono le loro anime che passano dal nero
al bianco attraverso una sequenza di grigi
che vibra sulle frequenze di una disperata
e feroce ironia.
Sono tutti personaggi inquieti, come è inquieta
tutta questa storia, ed è naturale, dato
che l'inquietudine è un altro dei temi su
cui Mauro Smocovich indirizza la sua ricerca
narrativa, sia nei romanzi e nei racconti
che sul web. Un'inquietudine che qui riesce
a passare dalla angoscia profonda e pericolosa
dei monologhi a quella divertente e quasi
comica di altri momenti, soprattutto quelli
scolastici.
Non è facile muoversi tra i grigi, che sono
il colore del contrasto e dell'inquietudine.
Più facile con i bianchi e con i neri, che
sono punti d'arrivo o di partenza, ma con
i passaggi sfumati del grigio è difficile.
Soprattutto in un romanzo complesso come
questo, in cui le parti si assemblano cucite
assieme da citazioni musicali di tutti i
generi.
Ma Mauro Smocovich è un narratore, e i narratori
non hanno paura di usare qualunque espediente,
qualunque mezzo, qualunque sfumatura per
raccontare le proprie storie."
Carlo Lucarelli
Recensione apparsa su Carmillia on line il 17 aprile 2004
Mauro Smocovich: NON E' PER NIENTE DIVERTENTE
di Daniela Bandini

Mauro Smocovich, Non è per niente divertente,
prefazione di Carlo Lucarelli, Edizioni Il
Foglio, novembre 2002, € 8,00.
No, non è per niente divertente. Però se
la biografia di Equorri Gino, il fondatore
della corrente dell’Equorrismo comincia così:
“Equorri Gerardo, detto Gino dagli amici,
maledetto dai nemici, quando dove è nato
o morto mi sembra superfluo che io lo dica
e che voi lo sappiate. Mi sembra superfluo
anche che sappiate chi fosse suo padre e
chi fosse sua madre o sua nonna o sua sorella.
Fatevi i fatti vostri: non credo siano pochi…”
penso che una traccia di sorriso sia permessa,
senza che l’autore se ne abbia a male. Non
è per niente divertente è un romanzo lugubre
e ironico senza che i due generi commisti
facciano a gara su quale debba primeggiare.
La copertina del romanzo è dell’autore stesso,
e sono innumerevoli le poesie sparse nel
libro, alcune palesemente autoreferenziali,
sul mestiere dello scrittore di poesie, altre
tremendamente tristi e avvilenti e, temo,
sincere. Il tema della morte è quello su
cui si basa l’intera intelaiatura del romanzo:
la ferocia esistenziale, che non si limita
alla morte spirituale per apatia o per abbrutimento,
vuole finire nel sangue, nelle viscere stesse.
Negli “episodi” che si intrecciano nel romanzo
i personaggi sono le storie, sono i ritratti,
sono versi di poesie spietatamente senza
speranza. Il fatto che l’autore sia anche
disegnatore non stupisce: egli scrive come
disegna. Traccia le linee di demarcazione
in un foglio bianco, le abbozza, le evidenzia,
a volte le interrompe, le riprende, le guarda
attraverso i filtri del bianco e del nero,
a volte le colora. Sempre nello stato d’animo
che è tipico dell’artista: l’estremizzazione
anche del banale. Che divenendo estremo non
lo è più. E dell’ironia. Particolarissimo.
Il serial-killer che può amare solamente
la proiezione estetica del femminile nel
cadavere donna: un essere alcolizzato e probabilmente
malato terminale, che più che ubriacarsi
per recuperare la lucidità necessaria per
vivere, sembra cercare la lucidità per morire
nel dolore consapevole. C’è la dolorosa morte
di uno studente per aver inseguito un sogno
d’amore, antico e commovente ancora, per
una professoressa, e la morte (civile) di
un vecchio professore coinvolto inconsapevolmente
ma non innocentemente in tutto questo.
Tutte queste morti riconducono a una sorta
di attrazione fatale verso la poesia di un
autore, tutti i personaggi sono legati dal
dolore che solo le poesie di quell’autore
sembrano in qualche modo lenire o esaltare.
Che trattano della morte. Il vecchio professore
che alla fine verrà interrogato dai carabinieri
è in realtà colpevole proprio di questo:
di aver divulgato i versi di chi non lascia
alcuna seconda opportunità all’esistenza.
E’ emblematico e terribilmente pedagogico
il caso del ragazzo suicida, portato al gesto
estremo dal rifiuto di lui come poeta. Di
lui come momento di poesia. Dal fatto che
si rida di versi, forse ingenui, ma sudati,
scavati nel proprio cuore con infantile passione.
Quando qualcuno ci mette nelle nostre mani
il sunto del suo pensiero, sia esso d’amore
o disperazione, dipinto, poesia, racconto,
ci faccia egli sorridere o ci induca allo
sbadiglio, siamo indotti a pensare che tutte
le poesie e gli stati d’animo abbiano in
comune la noia, e la ripetitività di momenti
che non condividiamo in quell’istante. Ascoltate
dunque due versi di questa poesia: “I rami
lunghi e neri, prolungandosi nel vuoto, solcano
di scuro il cielo pallido e remoto. Quanti
passeri feriti, quante rondini sfinite sui
suoi rami avean posato le loro zampe infreddolite…”
E se l’oggetto del nostro amore, della nostra
devozione rispondesse: “Studiare. Studiare
e ripetere. Finire l’anno e andarvene. Non
voglio bocciarvi perché non vi voglio vedere
tutti gli anni. Tutti gli anni le stesse
facce. Devi studiare. Le poesie lasciale
scrivere a chi è più intelligente di te…”?
Risponderemmo con le parole di LUI, di Equorri:
“Via Spanata. Pioveva, la sera che sono morto.
Ho illuminato l’angolo buio di un vicolo
con sprazzi di lucidi conati. Colava a macchie
giallastre tra le crepe dei mattoni, e qualche
piantina cercava di vivere a ciuffi, tra
le pietre e i miei sputi. Un gorgoglio di
tombino a rapire la mia essenza… il vuoto
mi ha accompagnato a casa a braccetto e,
stesomi sul letto, mi ha chiesto di aspettare
domani. Ho aspettato tra le lenzuola accartocciate
sudate di freddo. Gli occhi in attesa di
posarsi. Le orecchie in un ronzio pulsante
respiro. All’alba ho tranquillizzato i tremori
con un sorso al sapor di boccamara…“
Patetico? Affatto. Ma qual è il nostro stato
d’animo, a quale sentimento paragoniamo la
nostra disperazione o i nostri affetti, magari
con gesti più monotoni e distratti, quanta
e quale poesia ci trasciniamo senza darle
il respiro che merita? L’estremo delle nostre
emozioni si fa sempre più fluido e, come
in un libro aperto controvoglia, sappiamo
di trovare un inizio e una fine. Leggiamo
tanto, ma non ci soffermiamo più. Questo
libro è una porta aperta, al contrario. E’
la vita scritta da chi fa di ogni singolo
momento un momento estremo, di arte pura.
E come estremo siamo ben contenti, alfine,
di chiuderlo, quel libro. Fa parte della
nostra libertà. Ma rimane, in un angolo,
lì, nel vicolo buio…
clicca sull'immagine se vuoi leggere l'originale
Carlo Lucarelli, gloria patria della letteratura
noir, presentando questa raccolta di microracconti
di Smocovich parla di "embrioni investiti
dalle radiazioni nucleari" che, geneticamente
ascrivibili a questo o a quel genere letterario
di partenza, si trasformano - si deformano,
verrebbe da dire (e l'immagine espressionista
esposta in seconda di copertina autorizza
l'uso di questo verbo) - , diventando altra
cosa: ibridi, ibride scritture, cioe', che
mescolano, confondono, riplasmano (depistando)
noir e fantascienza, giallo e grottesco surreale,
talvolta nel corpo stesso della singola narrazione,
altre volte nella giustapposizione conflittiva
tra frammenti compiuti, che prendono anche
la forma e la sostanza di grafismi à la Apollinaire
o del gioco di parole letteralizzato (come
in Spirito di contraddizione: "Era mia
intenzione mantenere il cuore sempre giovane
e allegro: fu cosi' che decisi di metterlo
sotto spirito. Lo affogai in sostanze alcoliche.
Ora, quello che successe... Voglio dire...
le cose andarono esattamente al contrario
dei miei propositi e, probabilmente per qualche
reazione chimica particolare, a contatto
con l'alcool, il mio cuore appassi'. Il tubero
non divenne fiore. E' cosi' che sono invecchiato.").
Libro da percorrere di volata dall'inizio
alla fine e dalla fine all'inizio, bifronte
e palindromico (anche l'impaginazione congiura
a questo risultato, vederlo per credere),
pescando qua e la' la suggestione riuscita,
lo scatto beffardo e spiazzante, l'invenzione
non ovvia: doni di cui l'autore e' prodigo,
anche se talvolta il manierismo e' in agguato.
(Silverio Novelli)
Probabilmente Carlo Lucarelli, entusiasta
prefatore di queste due raccolte di
mini-racconti,
esagera a parlare di Kafka, pero' l'esordiente
Mauro Smocovich ci comunica quasi sempre
un sentimento di divertito o angoscioso
spaesamento.
"Ma io non mi chiamo Massimo":
cosi' leggiamo in uno di questi frammenti
narrativi o prose poetiche, in cui
non si
sa bene se alla radio sta cantando
Battisti
o Battiato o Bennato. Smocovich gioca
inventivamente
con la lingua e deforma le parole (e
la grafica
stessa), costeggiando alcuni generi
di massa,
tra fantascienza, horror e pulp. A
volte
i suoi eccessi metaforici risultano
un po'
facili ("il cielo si apri' come
ferita
in cancrena"). La nostra nuova
narrativa
e' pero' cosi' avara di veri sperimentatori
che attendiamo con curiosita' ulteriori
prove
di Smocovich.
F.L.P.

E poi, molteplici sono i nomi di autori del
Sud che hanno gia' pubblicato vari libri
(...) o anche semplici esordienti, spesso
un po' trascurati dalla grande editoria (...).
Vorrei poi segnalare (...), e ancora l'abruzzese
Mauro Smocovich, il piceno Angelo Ferracuti
(ma a questa latitudine estrema, anche considerando
la dilatazione geografica del Sud, dobbiamo
fermarci...).
Si tratta, come si vede, di un fenomeno in
larga parte sommerso, che andrebbe documentato
con pazienza e in modo capillare, e che spesso
si esprime rapsodicamente attraverso riviste,
piccole antologie, editori locali. Resta
comunque l'impressione di una sorprendente
vitalita' letteraria (...).
RECENSIONE di DAVIDE BERSELLI
su "STRADANOVE" - 22 maggio 2002


"IMPERFETTO SILENZIO",
MAURO SMOCOVICH
Quando la fantasia gioca con le strutture
del test
MAURO SMOCOVICH, CLASSE 1966, RACCHIUDE IN
QUESTA RACCOLTA BIFRONTE UNA SERIE DI RACCONTI
SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’ SE NON NELLO
STILE ECLETTICO DI SCRITTURA.
Una penna veloce, spezzata, che spazia tra
le sensazioni, i sentimenti e i sensi adattandosi
nel ritmo e nell’altezza; una penna che si
vede scorrere improvvisa (se non e’ la penna,
sono le dita agili sulla tastiera di un computer,
spesso protagonisti dei racconti), e poi
fermarsi cosi’, nello scoppio del finale.
I racconti sono brevi e concludono la loro
storia esattamente con l’ultimo punto, ma
tra i due estremi, nello spazio tra l’Alpha
e l’Omega delle brevi storie di Smocovich,
si allargano i vortici delle riflessioni
che l’autore ci suggerisce. A volte si ha
l’impressione della poesia in forma di prosa,
perche’ piccole emozioni si amplificano in
una struttura non loro. Ma tra i mille pensieri
che affollano le storie, l’aspetto che domina
e’ senza dubbio la fantasia fervida, che
Smocovich padroneggia nella letteratura di
genere, tra noir, fantascienza, poliziesco,
indovinelli, giochi letterari.
Alcuni di questi sono troppo arditi, complessi,
intellettualmente pretenziosi e macchinosi,
altri invece sfiorano la banalita’ trasformandosi
in puri esercizi di stile, altri ancora la
superano. Il finale sempre a sorpresa, nell’ultima
parola rivelatrice, crea un nuovo modo di
dire le cose, assieme all’originale colpo
d’occhio della pagina e del libro stesso;
lo sperimentalismo di Smocovich osa e supera
i limiti, ma una volta entrati nel gioco,
e’ facile meravigliarsi del mondo che ha
inventato.
Perche’ leggerlo: Originali nello stile,
nella struttura, nella storia, i racconti
di Smocovich offrono innumerevoli trampolini
di lancio per riflettere e sognare; ma alcuni
di loro stridono per ocntrasto con quelli
riusciti meglio.
Come inizia: MALINCONIA, Impercettibile,
la bava del ragno tesseva la tela. I filamenti
organici si disponevano secondo un disegno
logico e programmato….
Mauro Smocovich, Imperfetto silenzio - L’Angelo
curioso, Edizioni Noubs, pp.92, Euro 6,20
Davide Berselli 22-05-2002


