ULTIMA VOLONTA'
di Eliana Canal
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La mattina in cui morì, la Signora Rosa si
alzò prima del solito. Aprì le gelosie della
camera da letto lasciando entrare una debole
luce, misero tentativo del sole di aprirsi
un varco nella nebbia che infestava le strade.
Andò in bagno, accese la stufetta elettrica
per riscaldare l'ambiente e si dedicò ad
una accurata toilette, come era solita fare
ogni domenica. Riempì la vasca e fece un
bagno caldo. Poi, indossato l'accappatoio,
lavò i capelli nel lavandino e prima di avvolgerli
nei bigodini, vi frizionò una fialetta anticaduta.
Quindi, indossata la biancheria pulita e
gli abiti da casa, si dedicò alle faccende
domestiche. Più tardi si preparò per uscire,
con la cura destinata alle giornate speciali.
Indossò un tailleur grigio scuro, con qualche
anno di troppo ma ancora elegante. Vi abbinò
una camicetta di seta rosa antico e legò
al collo un foulard a fiori. Poi, appoggiato
un piccolo specchio sul davanzale della finestra,
disegnò con un tratto non troppo preciso
la linea della sopracciglia, passò un po'
di cipria sulle guance ed un velo di rossetto
ciclamino sulle labbra. Poco prima di uscire
controllò di avere con sé il necessario:
tessera elettorale, carta d'identità, un
foulard di emergenza avvolto in sacchetto
di plastica, caso mai si fosse alzato il
vento. Estrasse dalla borsetta il fac-simile
della scheda elettorale che le avevano lasciato
nella buca delle lettere e lo esaminò per
l'ultima volta. Memorizzò attentamente il
simbolo per essere sicura di non dover chiedere
informazioni al seggio elettorale. I colori
della bandiera italiana e un ramoscello d'ulivo.
La Signora Rosa era diventata con il tempo
un po' dura d'orecchi e dover chiedere informazioni
la imbarazzava enormemente. Temeva di non
capire la risposta e fare brutta figura.
Come le donne della sua generazione aveva
votato per la prima volta nel 1948. In tutto
aveva partecipato all'elezione di quindici
legislature, ritenendo che il voto fosse
più un dovere che un diritto. Il Ventennio,
poi la Guerra, le avevano portato via un
fratello ed un fidanzato radicando in lei
una profonda diffidenza verso una certa retorica
populista, verso gli slogan gridati, verso
la politica spettacolo e le promesse troppo
popolari.
Indossato un soprabito chiaro ed un basco
dello stesso colore, salutò con una carezza
il gatto, ed uscì chiudendo la porta di casa
a doppia mandata.
In strada la nebbia avvolgeva ancora oggetti
e suoni proiettando le vie della città in
una dimensione surreale. La Signora Rosa
procedette con molta prudenza fino alla scuola
dove erano stati allestiti i seggi elettorali.
Poi, giunta davanti all'ingresso, mentre
attraversava lo zebrato iniziò a frugare
nella borsetta cercando la tessera elettorale.
Per essere pronta.
Così non vide, né tantomeno sentì i 240 cavalli
neri e rombanti che, alla sua destra, puntavano
verso di lei.